Every saga has a beginning …

In principio fu il caos, una voragine di tenebre senza confini e senza tempo. Dal Caos si formarono, mosse da forze misteriose, Gea la Terra, Eros il dio fecondatore, la Notte, ed Erebo, che era un luogo tenebroso all’interno della Terra. Da Gea nacquero Urano, il cielo stellato, Ponto, il mare e le montagne. Dall’unione di Erebo con la Notte nacquero invece i loro contrari, il luminoso Giorno ed il rarefatto Etere. La Notte generò figli mostruosi, come il Destino, la Morte, la Discordia, la Vecchiaia e le temibili Moire, o Parche, arbitre del bene e del male, della vita e della morte.
Dalla Terra e da Urano nacquero i Titani e tra questi Crono, il Tempo. Dopo i Titani, Gea generò i Ciclopi ed i Centimani, tutti esseri mostruosi, che Urano terrorizzato cacciò nell’Erebo, ma Crono, il più giovane e astuto dei Titani con l’aiuto della madre tese un agguato al padre uccidendolo e diventando così il padrone dell’Universo.
Sotto il regno di Crono il mondo si popolò di divinità tra cui le figlie di Ponto, della Notte e dei Titani stessi. Dall’unione di Crono con la sorella Rea nacquero dei figli ma siccome era stato predetto a Crono che uno di loro l’avrebbe spodestato egli, per non correre rischi li divorò appena nati. I figli divorati furono Hestia, Demetra, Hera, Ade e Poseidone.
Rea sentendosi offesa, quando partorì l’ultimo figlio, Zeus, non ebbe la forza di darlo al padre, cosi con l’aiuto di Gea, lo nascose sul monte Ida, a Creta. Rea affidò Zeus alle cure delle ninfe dei boschi, presentando cosi al marito, invece del figlio, un masso avvolto nelle fasce. Crono non si accorse dell’inganno e ingoiò la pietra. Zeus crebbe molto forte e quando venne a conoscenza della sua storia volle affrontare il padre, vincendolo e costringendolo con un intruglio a vomitare i figli ingoiati.
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Mito dei Fenici:
All’inizio c’era solo un caos oscuro e ventoso.
Questi ciechi venti si accavallarono uno sull’altro, formando una specie di nodo d’amore la cui natura era il desiderio.
Durante un’eternità di tempo, Desiderio precipitò in un fango acquoso chiamato Mot.
Questo fango generò esseri viventi, semplici creature senza coscienza di se stesse. Da loro nacquero, a loro volta, creature più complesse e così via.
Queste creature contemplavano il cielo e videro che Mot era a forma di uovo e c’era il sole, la luna, le stelle ed i pianeti.
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Mito degli indiani Yakima:
Agli inizi del mondo c’era solo acqua. Whee-me-me-owan, il Grande Capo Lassù, viveva su nel cielo tutto solo. Quando decise di fare il mondo, venne giù in luoghi dove l’acqua è poco profonda e cominciò a tirar su grandi manciate di fango, che divennero la terraferma.
Fece un mucchio di fango altissimo che, per il gelo, divenne duro e si trasformò in montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasformò in ghiaccio e neve sulla cima delle montagne.
Un po’ di quel fango indurì e divenne roccia. Il Grande Capo Lassù fece crescere gli alberi sulla terra, ed anche radici e bacche.
Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nell’acqua, i daini e l’altra selvaggi­na nelle foreste.
Quando l’uomo divenne malinconico, il Grande Capo Lassù fece una donna affinché fosse la sua compagna e le insegnò a preparare le pelli, a lavora­re cortecce e radici e a fare cesti con quelle. Le insegnò quali bacche usare per cibo e come rac­coglierle e seccarle. Le insegnò come cucinare il sal­mone e la cacciagione che l’uomo portava.
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Mito dell’ antico Egitto:
All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio.
Otto creature, con la testa di rana i maschi e di serpente le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione. Le creature poi si fusero, formando il Grande Uovo.
Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita, il dio Sole.
Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le fece diventare il mondo.
Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra.
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Mito dell’ antica Cina:
All’inizio déi tempi, c’era solo l’oscu­rità.
Il mondo era un gigantesco uo­vo che conteneva il caos. Dentro l’uovo dormiva e cresceva il gi­gante Panku, che un giorno improvvisamente si svegliò e ruppe il guscio.
Il contenuto più leggero salì in alto e formò il cielo; quello più pesante scese in basso e diventò la Terra.
Per migliaia di anni Panku, temendo che i due elementi potessero riunir­si, li tenne separati spingendo in su il cielo con la testa e schiacciando la Terra con i piedi.
Quando, soddisfatto del suo lavoro, Panku morì, il respiro si trasformò in vento, la voce in tuono, l’occhio sini­stro divenne il Sole e il destro formò la Luna, mentre le sue braccia diven­tarono montagne, le sue vene sen­tieri e strade, i suoi capelli le stelle del cielo, la sua carne terreno per i campi e il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada.
Così il gigante Panku creò il mondo.
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Mito del popolo Maya:
Mille e mille anni fa il mondo era vuoto. Non c’era alcun uomo, né un solo animale, né pietre, né erbe, né alberi; solo il cielo ed il mare esistevano.
Tepeu e Gucumatz, il dio creatore e il dio formatore, decisero di creare la terra e il sole. In un attimo dalla nebbia scaturirono montagne e boschi. Tepeu e Gucumatz crearono poi gli animali e ad ognuno di essi assegnarono una casa: chi viveva tra i cespugli, chi sugli alberi, chi nelle buche del terreno. I due dèi si rivolsero agli animali dicendo:
-Parlate, gridate e cantate i nostri nomi! Gli animali gridavano, ululavano, ma non riuscivano a pronunciare i loro nomi.
-Così non va- dissero Tepeu e Gucumatz. E provarono a creare l’uomo.
Lo fecero di fango, ma subito videro che non andava bene. L’uomo non aveva forza, cadeva giù molle e la testa non stava su. Allora i due dèi dissero:
-Proviamo a scolpire l’uomo nel legno. I fantocci di legno assomigliavano all’uomo, ma non avevano anima e neppure cervello. Tepeu e Gucumatz erano sconsolati, la creazione dell’uomo era proprio difficile.
Ma ecco avvicinarsi quattro animali: il  gatto, il coyote, il pappagallo e il corvo, che portarono ai due creatori una pannocchia matura di mais. Tepeu e Gucumatz presero la pannocchia e macinarono i chicchi con una pietra. Poi impastarono la farina con l’acqua del mare e crearono i muscoli e la forza dell’uomo. Finalmente la loro opera era perfetta. L’uomo aveva anima e cervello e cantava lodi a Tepeu e Gucumatz, creatori del cielo e della terra.
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Mito del popolo Babilonese:
Una volta non c’erano né cielo né terra. Dèi capricciosi e draghi mostruosi abitavano l’universo vuoto e nero. Il più forte e generoso fra tutti gli dèi era Marduk, i guerriero.
Una lunga spada pendeva dal suo fianco e le sue mani stringevano fasci di fulmini che squarciavano  le tenebre con bagliori accecanti.
Un giorno Marduk incontrò sulla sua strada un drago dall’aspetto terribile. Il mostro sconosciuto aveva grandi ali piumate e scintillanti di metalli preziosi; dalle sue fauci spalancate e irte di denti usciva un ruggito sordo e minaccioso.
-Chi sei e che cosa vuoi da me?- chiese Marduk al mostro che gli sbarrava la strada.
-Il mio nome  è Tiamat- rispose l’orribile bestiaccia e voglio te, Marduk. Non riuscirai a vincere Tiamat, il drago degli abissi!
Mardùk non rispose. In silenzio raccolse il suo coraggio per superare la terribile prova che lo attendeva. All’improvviso, il mostro spiccò un gran balzo verso Marduk, il quale non si fece sorprendere. Rapido, gli lanciò contro una rete di luce che fermò il mostro a mezz’aria impigliandolo fra mille sprazzi luminosi. Un ruggito assordante squarciò l’universo. Tiamat schiumava di rabbia tentando di liberarsi dalla rete di luce. Marduk sguainò la lunga spada e squarciò il  mostro in due. Appese la schiena del mostro, che era maculata, in alto, perché diventasse il cielo con le stelle, e poggiò un piede sul ventre del mostro, che divenne la terra con i fiumi e gli oceani..
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Mito dell’ antica Grecia:
All’inizio c’era il Caos, il grande abisso vuoto. Dal Caos emerse Eurìnome, la ballerina. Aveva tan­tissima voglia di danzare, ma nessuna superficie sulla quale poggiare i piedi.
Per questa ragione decise di dividere il Cielo dal ma­re e cominciò a volteggiare sulle onde, fino a creare un vortice intorno al proprio corpo.
Da questo vortice nacque Borea, il freddo vento del nord. Il vento divenne sempre più impetuoso. Eurìnome allora lo afferrò e lo strizzò come fosse uno straccio e lo trasformò in un serpente a cui det­te il nome di Ofione. Dall’unione di Eurìnome e di Ofione nacque l’Uovo Universale.
Ofione si arrotolò sette volte intorno al gigantesco Uovo, finché questo si schiuse. Dall’Uovo Univer­sale uscirono tutte le meraviglie del creato. Eurinome e Ofione si stabilirono in una reggia sul Monte Olimpo.
Ofione disse: -Spetta a me sedere sul trono, perché io sono il creatore dell’universo!
Eurinome, furibonda, urlò: -Come osi, rettile? Senza di me non saresti
stato nulla. Io devo sedermi sul trono e governare su tutto!-
Vi fu una violenta lotta tra i due: Eurinome, con un calcio, fece cadere tutti i denti di Ofione. A contatto con la terra i denti del serpente si trasformarono in esseri umani, il primo dei quali si chiamò Pelasgo.
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Mito degli Ebrei:
In principio Dio creò il cielo e la terra. Il mondo era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava su tutte le acque.
Dio disse: «Vi sia la luce». E apparve la luce. Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce Giorno e le tenebre Notte.
Dio disse: «La terra si copra di verde, produca piante e ogni genere di albero da frutta». E così avvenne.
Dio disse: «Le acque producano animali che guizzano, nel cielo volino gli uccelli e la terra produca varie specie di animali». E così avvenne.
Dio disse: «Facciamo l’uomo: sia simile a noi, sia la nostra immagine». Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e femmina li creò. Dio vide che tutto quello che aveva fatto era davvero molto bello. Il settimo giorno, terminata la sua opera, Dio si riposò.
cosmo

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