7000 esemplari rimasti…

Grazie alla tecnologia siamo riusciti a vedere con i nostri occhi elettronici pianeti che si trovano a più di 10 unita astronomiche da noi…ne conosciamo ormai tantissimi grandi e piccoli, freddi e caldi, calmi e turbolenti…tutti diversi tra loro…una sola particolarità li accomuna…NON SONO ABITABILI.

E allora ??? si chiederà quacuno di voi…e allora brutti idioti è ora che la collettività si svegli…è ora di capire, abbiamo la fortuna di vivere su un pianeta meraviglioso, questa nostra terra ci ospita ormai da migliaia di anni, e non riusciamo ancora a dimostrargli un pò di rispetto, un pò di riconoscenza…ho detto "ospita" di proposito…perchè è questo che noi siamo…ospiti.

Ci illudiamo di avere il comando…ma è solo mera illusione…sappiamo, anche grazie ad avvenimenti recenti, che a Madre natura basta un respiro per spazzarci via…e a me sembra proprio che questo respiro ce lo stiamo andando a cercare con tutto noi stessi…

Pesci tropicali nel Mediterraneo, balene nel tamigi, cetacei avvelenati dal loro stesso mare, uragani a latitudini mai viste…sono tutti segnali che qualcosa è cambiato…ed è solo l’inizio…la corrente del golfo si sta fermando…lei che è il "termosifone" del nostro pianeta e perno fondamentale di tutti gli equilibri…e noi che facciamo   ?!?!? Voltiamo la testa dall’ altra parte…che se la vedano i figli dei nostri figli…è questo il motto.

Guardate questi occhi, guardateli bene sono occhi spaventati e pieni di rabbia, occhi di un imponente animale discendente diretto di creature che abitavano il pianeta  quando noi non eravamo nemmeno nei pensieri del Signore…hanno resistito a glaciazioni, eruzioni e chissà che altro…modificando il proprio genoma nei millenni per fare ciò che ogni essere vivente dovrebbe fare…ADATTARSI. Ma poi è arrivata la calamità delle calamità…l’essere che non caccia per sopravvivere, ma per divertirsi, l’essere che uccide ciò che non conosce, non comprende o lo spaventa, l’essere che non cerca di adattarsi all’ ambiente ma fa adattare l’ambiente a sé, distruggendo l’habitat di migliaia di creature per il piacere di una sola. 

 

La tigre (Panthera tigris), il più grande felino del pianeta, abita le foreste dell’Asia, dove è possibile osservarla muoversi con incedere elegante. Oggi questo animale è una delle specie più a rischio di estinzione. Si calcola che delle 100 000 tigri censite inizialmente sopravvivano oggi solo 7000 esemplari, sparsi tra India, Siberia, Indonesia e Cina sudorientale. Delle otto specie originarie ne rimangono solo cinque, tre sono infatti già estinte. Lo stesso destino minaccia ora la tigre cinese, di cui secondo le stime restano solo 20-30 esemplari.
Gli habitat delle diverse specie di tigre sono molto differenti tra loro: mentre la tigre di Sumatra vive nella foresta tropicale, la tigre siberiana predilige le foreste di conifere e latifoglie della Russia settentrionale. Si tratta comunque di animali che vivono generalmente in aree ricche di vegetazione, con un numero sufficiente di prede e accesso a corsi d’acqua.
La principale minaccia per le tigri è rappresentata dal bracconaggio e dalla progressiva scomparsa del loro habitat. Nell’ultimo quinquennio sono state uccise in media ogni anno 50 tigri di Sumatra, di cui oggi restano al massimo 500 esemplari. A minare ulteriormente la loro sopravvivenza sono le svariate minacce all’ambiente naturale: l’uomo, sempre più alla ricerca spazio in cui insediarsi, e la silvicoltura e l’agricoltura che non accennano a fermarsi. La foresta tropicale di Sumatra è vittima del disboscamento per far spazio alle piantagioni per la produzione di olio di palma e di cellulosa. Con la scomparsa dell’ambiente naturale si creano reazioni a catena: se la tigre non vive in uno spazio sufficientemente ampio diventa facile preda dei bracconieri. Inoltre, la ricerca di cibo si fa sempre più complessa, poiché riducendo l’ estensione della foresta diminuiscono anche le prede. Il WWF ha selezionato sette regioni chiave in cui istituire aree protette per le tigri e sensibilizzare la popolazione sulla tutela di questi felini. Per stanare i bracconieri organizza inoltre vere e proprie ronde. Il WWF si batte anche contro il commercio illegale di parti di tigre, la cui domanda è in aumento da quando la medicina cinese tradizionale sta registrando un vero e proprio boom.

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Nella simbologia antica la tigre, il cui nome deriva dall’iraniano "thigra" che significa tagliente, aguzzo, è molto rappresentata in Asia.
In Occidente divenne nota con la spedizione in India di Alessandro Magno; a Roma comparve per la prima volta fra i regali degli ambasciatori indiani ad Augusto, nell’anno 19.
Nel mondo dell’antica Grecia, accanto alla pantera e alla lince, è raffigurata al seguito di Dioniso.
Secondo Plutarco, l’antico fiume Sollax avrebbe preso il nome di Tigri dopo che Dioniso si fu trasformato in tigre per sedurre una giovane ninfa, Alfesibea, che acconsentì a lasciarsi prendere per attraversare il fiume sulle rive del quale era fuggita. Il dio le dette un figlio, Medo, che divenne il capostipite dei Medi.
E’ soprattutto in oriente che la tigre riveste un ruolo di primo piano. Mostro dell’oscurità e della luna nuova, raffigura il mondo della vita e della luce nascente.
La si vede spesso riprodotta mentre dalle sue fauci partorisce l’essere umano; assimilata al ciclo lunare, è simbolo della luce che ritorna. In tutto il Sud-est asiatico la Tigre-Antenato ha valore di "iniziatrice". E’ lei che conduce i neofiti nella giungla per iniziarli attraverso una morte che, come in tutti i miti, è preludio di rinascita.
In Malesia il guaritore ha il potere di trasformarsi in tigre, mentre in Siberia, per il popolo dei Ghiliaki, la tigre è un uomo che ha temporaneamente assunto quella forma.
Nell’antica Cina faceva parte dell’oroscopo: è l’animale del terzo segno zodiacale che per noi corrisponde ai gemelli, ed è un simbolo che rimanda alla doppiezza.
La sua forza è molto ammirata e temuta al tempo stesso tanto che, per rispetto, si evitava addirittura di pronunciare il suo nome (hu) .
La sua vitalità e l’energia prorompente la rendono un animale sia yang che yin. Simbolo maschile e positivo per il fatto che – narra la leggenda – essa scacciò e divorò i cinghiali che devastavano i campi. La tigre bianca è invece associata al principio femminile dello yin; dire "tigre bianca" ad una donna significa rimandarle in modo assai dispregiativo la sua litigiosità ed è un vero e proprio insulto. La tigre è un animale cacciatore e perciò simbolo della casta guerriera. Nella geomanzia, come nell’alchimia cinese, essa rappresenta un principio attivo energetico che si oppone al drago, il principio umido e passivo.
Corrisponde al Nord e al solstizio d’inverno; si oppone alle forze del male e divora le influenze malefiche. Sempre in Cina, si dice che persino i demoni temano le tigri per cui, spesso, in passato, sulle tombe, come pure sui montanti delle porte, venivano poste sculture in pietra che la raffiguravano, mentre le divinità protettrici immortali venivano dipinte a cavallo della tigre, per la sua longevità. "Le Cinque Tigri" , che rappresentano la forza protettrice, sono i guardiani dei quattro punti cardinali e del centro; è appellativo che si conferisce ai guerrieri più valorosi, difensori dell’impero. Anche nel buddismo è simbolo importante: la sua forza rappresenta la fede e lo sforzo spirituale. In India la tigre è considerato un animale sacro, temuto per la sua ferocia, venerato e rispettato per la sua regalità.
Nella mitologia indiana Shakti, simbolo dell’energia prorompente della natura, cavalca la tigre mentre Shiva, che la domina, è spesso rappresentata nell’iconografia con la pelle di tigre come trofeo. Animale quasi mitologico presente da sempre nell’immaginario collettivo universale, emerge in tutta la sua numinosità nell’arte e nella letteratura; non di rado viene a visitarci nei sogni. Anche in Occidente il fascino per questo splendido felino ha influenzato antiche credenze, in virtù di una caratteristica morale messa in luce dal Bestiario medioevale: il suo accentuato istinto materno. Uno dei racconti più interessanti dell’epoca rinascimentale narra della tecnica, quasi magica, di caccia: puntando su questa sua debolezza, i cacciatori mettevano degli specchi per terra; attratta da quell’immagine in cui credeva di scorgere un cucciolo, nel tentativo di allattarlo, veniva catturata. La tigre è un animale la cui bellezza, ferocia e regalità si sposano in un’unica forte immagine. La sua possente natura felina incarna potenti cariche istintuali il cui urto è inevitabile e pericoloso. Simbolo di un archetipo, porta in sè il sacro e il numinoso, la potenza, la fascinazione e l’abisso inquietante del pericolo. 
Dio e animale a un tempo è  simbolo di totalità è unione di opposti: la luce e le tenebre, il drago e la tigre.

 

                                                                         -c o s m o-

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