Rumore di tuono

L’insegna sulla parete sembrava tremolare sotto una pellicola di
acqua calda e instabile…

SAFARI NEL TEMPO
S.P.A.

SAFARI IN QUALSIASI ANNO DEL
PASSATO.

VOI SCEGLIETE
L’ANIMALE.

NOI VI CONDUCIAMO SUL
POSTO.

VOI LO
UCCIDETE.

[1]

  … "Questo safari garantisce che ritornerò
vivo?"
"Non garantiamo niente" disse il funzionario "eccetto i dinosauri."
Si girò. "Questo è il signor Travis, la vostra Guida del Safari nel Passato. Vi
dirà dove e a che cosa dovrete sparare. Se dice di non sparare, non sparate. Se
disobbedite alle istruzioni, c’ è una penale di diecimila dollari, più una
possibile azione da parte del governo, al ritorno."

Eckels guardò, dall’ altra parte dell’ ufficio,
a una massa aggrovigliata, un attorcersi e ronzare di fili e di cassette d’
acciaio, a un’ aurora boreale che scintillava, ora arancio, ora argento, ora
azzurra…
"Inferno e dannazione" alitò, la luce della Macchina sul suo viso
magro. "Una vera Macchina del Tempo." Scosse il capo. "Ti fa pensare. Se le
elezioni fossero andate male ieri, adesso potrei essere qui per sfuggirne i
risultati. Grazie a Dio, ha vinto Keith. Sarà un ottimo Presidente degli Stati
Uniti."

"Sì", disse l’uomo dietro la scrivania. "Siamo
fortunati. Se l’ avesse spuntata Deutscher, avremmo avuto una dittatura della
peggiore specie… Comunque, adesso Keith è Presidente. Voi dovete preoccuparvi
soltanto di…"
"…di sparare al mio dinosauro" concluse Eckels per lui.

"Buona fortuna" disse l’uomo dietro la scrivania. "Signor Travis, è tutto
vostro."
Attraversarono in silenzio la stanza, portando con sè i fucili,
verso la Macchina, verso il metallo argenteo e la luce ruggente.. 

[2]

"Quella" indicò il signor Travis "é la giungla
di sessanta milioni duemila e cinquantacinque anni prima del Presidente Keith."

Indicò un sentiero metallico che si stendeva sul deserto verde, sulla palude
fumigante, fra felci e palme gigantesche.
"E quello" disse "è il Sentiero,
messo qui dalla Safari nel Tempo perchè ve ne serviate. Galleggia a sei piedi di
altezza sopra la terra… La sua funzione è di impedirvi di toccare in alcun
modo questo mondo del passato. Rimanete sul Sentiero. Non scendetene. Lo ripeto.
Non scendetene. Per nessuna ragione. Se ne cadete, dovrete pagare
una penale. E non sparate a nessun animale senza la nostra approvazione."

"Perchè?" chiese Eckels…

"Non vogliamo cambiare il Futuro. Noi non apparteniamo a questo
Passato. Al governo non piace che noi siamo qui. Dobbiamo pagare grosse cifre
per conservare la nostra autorizzazione. Una Macchina del Tempo è un faccenda
maledettamente complessa. Se non lo conoscessimo, potremmo uccidere un animale
importante, un uccello, uno scarafaggio, forse addirittura un fiore,
distruggendo così un anello importante nell’ evoluzione di una specie…"
Supponiamo di uccidere un topolino qui. Ciò
significa che tutte le future famiglie di questo particolare topolino non
potrebbero più esistere. Per ogni dieci topolini che non ci sono, muore una
volpe. Se mancano dieci volpi, un leone muore di fame. Se manca un leone,
innumerevoli insetti, avvoltoi, quantità infinite di forme di vita piombano nel
caos e nella distruzione

"Capisco" disse Eckels. "Allora non
dovremmo neppure toccare l’ erba?"

"Esatto. Calpestare certe piante potrebbe provocare un accumularsi di
variazioni infinitesimali. Un piccolo errore, qui, si moltiplicherebbe in
sessanta milioni di anni, e sproporzionatamente. Naturalmente, forse la nostra
teoria è errata. Forse il tempo non può essere cambiato da noi. O forse può
essere cambiato soltanto in piccoli modi sottili. Un topo morto, qui, crea uno
squilibrio tra gli insetti là, e più tardi una sproporzione di popolazione, un
cattivo raccolto più oltre, una depressione, una carestia e, finalmente, un
cambiamento nel temperamento sociale di paesi lontanissimi… Noi non
sappiamo… Ma fino a che non sapremo con certezza se manomettendo il Tempo
possiamo provocare nella storia un ruggito o un leggero fruscio, saremo
maledettamente prudenti. Questa Macchina, questo Sentiero, i vostri abiti e i
vostri corpi sono stati sterilizzati, come sapete, prima del viaggio. Portiamo
questi caschi a ossigeno per non introdurre i nostri batteri in un’ atmosfera
antica."
"E come sapremo a quali animali sparare?…"

"Oggi, prima del nostro viaggio, abbiamo
mandato qui Lesperance con la Macchina. E’ venuto in questa particolare èra e ha
seguito certi animali."
"Li ha studiati?"
"Esatto" disse Lesperance. "
Li ho seguiti in tutta la loro esistenza, notando quale di loro vive più a
lungo. Pochissimi… Quando io ne scopro uno che sta per morire sotto un albero
che crolla, o uno che annega in una fossa di catrame, annoto l’ ora, il minuto e
il secondo esatti. Sparo un proiettile carico di  vernice, che gli lascia sulla
pelle una striscia rossa. Non possiamo sbagliare. Poi io stabilisco una
correlazione con il nostro arrivo nel Passato, in modo che incontriamo il Mostro
non più di due minuti prima dell’ attimo in cui sarebbe morto comunque. In
questo modo, uccidiamo soltanto animali senza futuro, che non si accoppieranno
più. Vedete quanto siamo prudenti?"

[3] 

… La giungla era immensa e piena di
cinguettii, di fruscii, di mormorii, e di sospiri.
Improvvisamente tutto
cessò, come se qualcuno avesse chiuso una porta.
Silenzio.
Un rumore di
tuono.
Dalla nebbia, cento metri più avanti, uscì il Tyrannosaurus
Rex
.
"Gesù, Dio" sussurrò Eckels…

Avanzava su grandi zampe oliate, resilienti,
capaci di lunghi passi. Torreggiava, alto dieci metri, sopra metà degli alberi,
un grande dio maligno, piegando i delicati artigli da orologiaio stretti all’
oleoso petto di rettile. Ognuna delle zampe posteriori era un pistone, mille
libbre di osso bianco affondato in spesse funi di muscoli, inguainato nello
scintillio di una pelle bitorzoluta simile alla maglia di un terribile
guerriero… E dalla grande gabbia respirante della parte superiore del corpo
quelle due braccia delicate penzolavano, braccia che avevano mani capaci di
raccogliere e di esaminare gli uomini come balocchi, mentre il collo di serpente
li avvolgeva in spire… I suoi occhi roteavano, occhi di struzzo, deserti di
ogni espressione tranne la fame…

"Non è possibile ucciderlo." Eckels
pronunciò quietamente il suo verdetto, come se non potesse esservi
discussione… Il fucile che aveva in mano gli pareva un fucilino-giocattolo.
"Siamo stati pazzi a venire. E’ impossibile"
"Zitto!" sibilò Travis.
"E’
un incubo."
"Voltatevi!" ordinò Travis. "Dirigetevi tranquillamente alla
Macchina. Vi renderemo metà della somma che ci avete versato"…
"Ci vede!"

"Ecco la vernice rossa sul petto!"…
"Non correte," disse Lesperance.
"Giratevi. Rifugiatevi nella Macchina."…
"Non da quella parte!"

Il Mostro, al primo movimento, si lanciò in
avanti con un grido terribile. Coprì cento metri in quattro secondi. I fucili
sussultarono e lampeggiarono fuoco. Una tempesta di vento uscita dalla bocca
della belva li inabissò nel fetore del limo e del sangue vecchio. Il Mostro
ruggì, i suoi denti scintillarono nel sole.
Eckels, senza guardarsi
indietro, camminò ciecamente verso l’ orlo del Sentiero con il fucile inerte tra
le braccia, scese dal Sentiero e camminò, senza saperlo, nella giungla. I suoi
piedi affondavano nel muschio verde. Le sue gambe lo muovevano, e si sentiva
solo, lontano dagli eventi dietro di lui.
I fucili crepitarono ancora…

Come un idolo di pietra, come una valanga montana, il Tyrannosaurus
cadde…
Nella Macchina del Tempo, disteso a faccia in giù, Eckels tremava.
Era ritornato al Sentiero, era salito nella Macchina…

[4] 

La stanza era là, come l’ avevano lasciata. Ma
non era la stessa che avevano lasciata. Lo stesso uomo sedeva dietro la
scrivania. Ma non era esattamente lo stesso uomo seduto dietro la stessa
scrivania…
Eckels stava immobile, fiutando l’ aria, e c’ era qualcosa
nell’ aria, una contaminazione chimica così sottile, così lieve, che soltanto un
debole grido dei suoi sensi subliminali l’ avvertiva di quella presenza..
Ma
la realtà immediata era la scritta dipinta sulla parete dell’ ufficio, la stessa
scritta che aveva letto quel giorno, appena entrato.
In qualche modo, la
scritta era cambiata.

 

SEFARI NEL TEMPO
S.P.A.

SEFARI EN QUELSIESI ANNO NIL
PASSATO.

VUI SCIGLITE
L’ANNIMALE.

NUI VE CONDICIAMO SIL
POSTO.

VUI LU
UCCEDITE.

 

Eckels si sentì crollare su una sedia. Rovistò
pazzamente nel limo spesso sui suoi stivali. Sollevò un grumo di terriccio,
tremando.
"No, non può essere. Non una cosa piccola come
questa. No."
Semisepolta nel fango, scintillante verde e oro e nera, c’ era
una farfalla, bellissima e morta…

Il suo viso era freddo. La sua bocca tremò nel
chiedere:
"Chi… chi ha vinto le elezioni presidenziali, ieri?"
L’ uomo
dietro la scrivania rise.
"State scherzando? Lo sapete maledettamente bene.
Deutsher, naturalmente! Chi altri? Non quel dannato codardo di Keith. Abbiamo un
uomo di ferro, adesso, un uomo di fegato, per Dio!"…
Eckels gemette. Cadde
in ginocchio. Cercò di raccogliere la farfalla dorata con le dita tremanti.

"Non possiamo" supplicò, rivolto al mondo, a se stesso, ai funzionari, alla
Macchina "non possiamo riportarla indietro, non possiamo farla ritornare
viva? Non possiamo ricominciare? Non possiamo…"
Non si mosse. Con gli
occhi chiusi, attese, rabbrividendo. Udì Travis respirare pesantemente nella
stanza; udì Travis muovere il fucile, togliere la sicura, e alzare l’ arma.

Vi fu un rumore di tuono.

Ray Bradbury

Una Risposta to “Rumore di tuono”

  1. potevano sempre portare un’altra farfalla presa dal presente no?

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