Leviathan

Il suo nome risale all’etimologia fenicia, dove
simboleggiava una nube tempestosa che sconfigge Baal e riversa sul
mondo una pioggia benefica.Un mostro che nasce in tempi decisamente più remoti del Medioevo. E’ un’ enorme creatura marina, descritta da Giobbe
come una fiera invincibile, che comanda in modo crudele e spietato le
creature del mare. Striscia come un serpente, lasciando dietro di se
una scia bianca sull’acqua. Sul dorso la pelle è formata da un doppio
strato di placche impenetrabili e grandi come scudi mentre il ventre è
ricoperto da piastre appuntite come cocci. Nessuna arma può ferirlo.La pelle manda bagliori e gli occhi sono “come le palpebre
dell’aurora”. Dal suo naso esce fumo e dalle fauci sputa fiamme. Se
eccitato può arrivare ad inghiottire momentaneamente il Sole o ad
avvolgerlo assieme alla luna tra le sue spire, e le creature del male
approfittano di queste momentanee eclissi per affinare le loro arti
oscure e per lanciare malefici. In seguito la tradizione lo vede come rappresentazione del Caos
primitivo, risvegliatosi a causa di una maledizione fatta dal demonio
contro l’ordine. Nelle leggende babilonesi Tiamat, il
Mare, dopo aver contribuito a dare vita agli dei, viene sottomessa da
uno di loro, Yahvè, che crea il Leviatano per governare l’Oceano e i
suoi abitanti. In seguito entra a far parte anche della tradizione ebraica e viene citato nella Bibbia.
La storia racconta che il quinto giorno Dio creò due Leviatani, un
maschio e una femmina, assieme agli altri esseri del mare, ma fu
costretto ad uccidere la femmina quando si rese conto che, se i due
esseri avessero procreato od avessero unito le loro forze, per il mondo
non ci sarebbe stato scampo. La pelle della femmina venne usata per
creare gli abiti di pelle (o abiti di luce) di Adamo ed Eva.
Il mostro compare anche nell’Apocalisse,
dove le sue fauci cavalcano dietro la Morte sul pallido cavallo
dell’Apertura del quarto sigillo. A seconda delle varie versioni del
testo, la testa vola a mezz’aria o corre su due zampe, la bocca sputa
fiamme o è piena di demoni dal naso adunco.

Illustrazione di Gustave DorèEcco il beemot, che io ho creato al pari di te; mangia erba come il bue. Osserva la forza dei suoi fianchi e la potenza del suo ventre muscoloso.
Esso drizza la sua coda come un cedro, i nervi delle sue cosce si intrecciano saldi.
Le sue ossa sono tubi di bronzo, le sue vertebre come spranghe di ferro.
Egli è la prima delle opere di Dio; solo il suo creatore lo minaccia di spada.
Benchè i monti gli offrano i loro prodotti e tutte le bestie domestiche vi si trastullino, egli si sdraia sotto i loti, nel folto del canneto e della palude.
Gli fanno ombra i loti selvatici, lo circondano i salici del torrente.
Se il fiume si gonfia, egli non teme; è sicuro, anche se il Giordano gli salisse fino alla bocca.
Chi mai potrà prenderlo per gli occhi, o con lacci forargli le narici? Puoi tu pescare con l’ amo il leviatàn, e con la fune legare la sua lingua? Puoi tu ficcargli un giunco nelle narici e con un uncino forargli la mascella? Ti rivolgerà egli molte suppliche e ti indirizzerà dolci parole? Concluderà egli un patto con te, perché tu lo prenda come servo per sempre? Giocherai tu con lui come con un passerotto e lo legherai per trastullare le tue figlie? Commerceranno con lui i pescatori e lo spartiranno tra i mercanti? Gli puoi tempestare di frecce le squame e colpire la sua testa con la fiocina? Metti su di lui la mano, pensa alla lotta! Non ricomincerai.
Vedi com’ è fallita la tua speranza; al solo vederlo uno resta sgomento.
Nessuno è tanto audace da osare di provocarlo, e chi mai potrebbe resistergli faccia a faccia?
Chi mai lo ha affrontato senza danno? Nessuno sotto tutto il cielo.
Non passerò sotto silenzio le sue membra, in fatto di forza non ha pari.
Chi ha aperto sul davanti il suo manto, e attraverso la sua doppia corazza chi può penetrare?
Chi mai ha aperto la porta delle sue fauci, circondate da denti spaventosi?
Il suo dorso è una distesa di squame, strettamente saldate con un suggello.
L’ una con l’ altra si toccano, così che neppure il vento passa tramezzo;
saldate le une con le altre, sono compatte e non possono separarsi. Il suo starnuto irradia luce e i suoi occhi sono come le pupille dell’ aurora.
Dalle sue fauci partono vampate, sprizzano scintille di fuoco.
Dalle sue narici esce fumo, come da pentola attizzata e bollente.
Il suo fiato incendia carboni e dalle sue fauci escono fiamme.
Nel suo collo ha sede la forza e innanzi a lui incede il terrore.
Le giogaie della sua carne sono ben compatte, sono ben salde su di lui e non si muovono.
Il suo cuore è duro come pietra, solido come la macina inferiore.
Quando si alza, si spaventano i forti, e per il terrore restano smarriti.
La spada che lo raggiunge non gli si infligge, né lancia né freccia né giavellotto.
Considera il ferro come paglia e il bronzo come legno tarlato.
La freccia non lo mette in fuga; le pietre della fionda si cambiano per lui in preda.
La mazza è per lui come stoppia e si fa beffe del vibrare dell’ asta.
Sotto la pancia ha delle punte acuminate, e come erpice striscia sul molle terreno.
Fa bollire come pentola il gorgo e trasforma il mare in vaso d’ unguento.
Si lascia dietro una scia di luce e l’ abisso sembra coperto di canizie.
Non v’è nulla sulla terra che lo domini, lui che fu fatto intrepido.
Su tutte le altezze egli guarda dall’ alto, egli è il re di tutte le fiere superbe!.

Giobbe

3 Risposte to “Leviathan”

  1. Estrie Says:

    ciao! Passavo di qui per caso, hai un blog fantastico! Passa da me se ti va, baci, IrE =)

  2. ∂αиιєℓα Says:

    Ciao Cosmo! Come va???
    Sono stata a Perugia la settimana scorsa!
    Vivi in una città davvero bellissima!
    Ti invidio tanto!
    Spero di ritornarci presto!!!
    Baci!
    Daniela

  3. 小西 Says:

    路过~~~

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