Baba Yaga, la strega dei ghiacci .

“Nei racconti russi, impersona una vecchia strega che si sposta volando su un mortaio, utilizzando il pestello come timone e che cancella i sentieri nei boschi con una scopa di betulla d’argento.

Vive in una capanna sopraelevata che poggia su due zampe di gallina, servita dai suoi servi invisibili. Il buco della serratura del portello anteriore è costituito da una bocca riempita di denti taglienti; le mura esterne sono fatte di ossa umane. In una variante della leggenda, la casa non rivela la posizione della porta finché non viene pronunciata una frase magica.”

………………………..

Al giorno d’oggi è una figura che viene spesso usata dagli autori nei loro libri perla trasposizione della moderna strega malvagia. Ma in Russia viene ancora oggi usata in alcuni paese rurali come storia per spaventare i bambini. Come da noi l’uomo nero.
Si dice che la sua figura comunque nn fosse tutta frutto della fantasia ma che una donna che abitava in una foresta nel cuore della Russia, isolata da tutti, avesse influnezato queste storie.
Secondo la tradizione, nonna del diavolo. Nelle lingue slave, baba significa “vecchia”, “nonna”. Baba Yaga è rappresentata come una vecchietta brutta e minuta, con un grosso naso deforme, lunghi denti, gambe ossute e capelli arruffati, che vive in una casetta poggiata su zampe di gallina. In alcune storie è un demone che mangia i bambini, o ammassa avidamente metalli preziosi.

Il regalo della Strega.

“Ivan camminò per ore seguendo i venti e quando scese la mezzanotte era una mezzanotte senza stelle e non si poteva distinguere una roccia da un mostro. Ivan aveva freddo e fame e fuochi gialli brillavano fra i tumuli. Ivan si incamminò dentro l’accampamento cercando di non sentire le voci che sussurravano dalle fiamme, dalle pietre e da quegli uomini scuri che erano gli Uomini della Luna e che non e’ dato vedere ad ora di pranzo. Quando Ivan scorse la Casa si sentì meglio, perchè la Casa si reggeva su due possenti zampe di gallina e non rispondeva a nessun nome che non fosse il suo. Davanti alla soglia la strega stava piangendo e si stava spulciando i capelli sudici con quelle cose che aveva in fondo a quei moncherini che aveva per braccia.
“Che stai facendo vecchia?”
“Cerco il mio anello,” pianse la strega, che era Baba Yaga, “ho perso un anello nei miei capelli: lo cerco lo cerco LO CERCO ma non lo trovo!” Allora Ivan allungò le mani in quel cespuglio vivente che era la sua capigliatura e quando le estrasse le dita avevano il colore della polvere e del burro ma stringevano un anello di rubino. Baba Yaga se lo infilo’ e inizio’ a tossire e a sputare sangue.

“Un anello,” bercio’, “ne-a-go-ha.” Era rossa come il fuoco. Ivan mise una mano nella bocca della strega tanto che lei avrebbe dovuto staccargliela a morsi. E lo fece, quasi, ma Ivan fu rapido e estrasse la mano e le sue dita eran piene di saliva e stringevano un anello d’argento. Baba Yaga se l’infilò. Subito la strega strabuzzo’ gli occhi e indico’ il fuoco.
Quale credi sia il misterioso regalo della Strega?
Quando Ivan aprì gli occhi si ritrovo’ solo col suo dono. Avrebbe tanto voluto farne a meno. Il mastino pesava almeno cinque tonnellate e schiumava dalla bocca. Ivan aspettò, paziente, d’esser sbranato. Aspettò. Non successe. Un po’ rincuorato Ivan rivaluto’ la situazione da punti di vista pio’ interessanti e, fissando il mostro con aria severa gli ordino’, flebile: “Trova Koschei, il Gigante.” A queste parole il cane lo afferro’ brutalmente per la schiena e si lancio’ in una folle corsa lungo le Fredde Terre Senza Nome.

Sotto le sue zampe l’erba si incendiava e contro il suo collo le montagne si sbriciolavano e sul suo pelo le mura crollavano e le donne, in tre paesi, persero il latte. Sette giorni e sette notti piu’ tardi il mastino si fermo’ nel Bosco degli Interni e nel cuore del bosco Ivan vide una scrofa bianca, enorme. Il mastino la caccio’ e l’uccise e dalla sua pancia pallida usci’ una lince. Il mastino la caccio’ e l’uccise e dalla sua pancia pallida usci’ un coniglio e Ivan raccolse il coniglio morto dalle fauci del mostro. Poi col coltello gli apri’ con cura lo stomaco e dentro vi trovo’ un uovo cosi nero come lo e’ solo il buco del culo del Diavolo. Rincuorato Ivan ando’ al castello di Koshei l’Immortale, che era li vicino, e ordino’ al gigante di liberare subito la principessa. Koshei lo guardo’ ben bene e batte’ forte le mani dal divertimento e rise tanto da squassare il cielo. Quando infine si placo’ disse queste parole:

“Io sono Koshei e sono Immortale perchè il mio cuore e’ nascosto.”

Strinse agilmente un possente randello di quercia. “Uomo,” disse, “perchè non dovrei ridurti a pezzetti con il mio randello e poi ridurre quei pezzetti in pezzetti ancora piu’ piccoli?”

Ivan sorrise al gigante e gli ruppe in testa l’uovo dentro cui un tempo egli aveva nascosto il suo cuore. Koshei mori’ all’istante, cadendo come una vecchia torre. Ivan riporto’ la principessa in patria e la sposo’. Ebbero ventitre’ figli.”

 

cosmo

Una Risposta to “Baba Yaga, la strega dei ghiacci .”

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